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Indici di allerta: è giusto prenderli in considerazione sebbene non più previsti dal Codice della Crisi?

Con l’introduzione del nuovo Codice della crisi (Decreto Legislativo n. 14 del 12 Gennaio 2019) è stata riformata in maniera radicale la legge fallimentare e sono stati introdotti nuovi strumenti volti alla prevenzione dello stato di crisi di un’impresa. Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è entrato definitivamente in vigore il 15 Luglio 2022 ed è stato oggetto nel corso degli ultimi anni di una serie di modifiche, ultime quelle apportate Decreto Legislativo n. 83/2022 in attuazione delle direttive comunitarie, che ne hanno cambiato radicalmente la struttura iniziale.  In particolare, con le ultime modifiche apportate dal D.Lgs. n. 83/2022 è stato introdotto l’istituto della composizione negoziata della crisi in sostituzione della precedente procedura (composizione assistita della crisi). Il nuovo Codice della crisi ha introdotto il concetto di “adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile”, assetto che tutte le aziende dovranno avere per individuare in maniera tempestiva eventuali stati di crisi e mettere in atto le opportune ed idonee iniziative.

Gli indici della crisi individuati dal CNDCEC vanno del tutto abbandonati?

La vecchia versione del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevedeva un sistema di allerta basato sull’individuazione di determinati indici della crisi, che le imprese avrebbero dovuto prendere in considerazione e tenere costantemente sotto osservazione per monitorare il proprio stato di salute e che avrebbero consentito all’impresa stessa di individuare eventuali situazioni di pericolo.
Nonostante non siano più previsti dalla normativa si ritiene che l’estrapolazione ed il costante monitoraggio di tali indicatori possa rappresentare sicuramente per l’impresa un valido strumento per controllare quotidianamente il proprio stato di salute e scongiurare per tempo eventuali situazioni di crisi.
Analizziamo, quindi, nel dettaglio tali indici, individuati inizialmente dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e non più in vigore dal punto di vista normativo.
In particolare, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, in un documento pubblicato il 26 Ottobre 2019, ha individuato 7 indici di allerta che possono ragionevolmente identificare ed individuare uno stato di crisi d’impresa. Essi riguardano:

  1. Patrimonio Netto
  2. DSCR (Debt Service Coverage Ratio) previsionale a 6 mesi
  3. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  4. Indice di adeguatezza patrimoniale
  5. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  6. Indice di liquidità
  7. Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Va rilevato come i primi due indici sono validi per tutte le tipologie di attività, mentre gli altri cinque parametri variano da settore a settore.

L’analisi di tali indici deve essere effettuata secondo determinati criteri gerarchici. In particolare, il primo indice da prendere in considerazione riguarda il Patrimonio Netto. In presenza di un valore di Patrimonio Netto negativo è ragionevolmente ipotizzabile uno stato di crisi dell’impresa. In tali circostanze, le alternative per l’azienda possono essere: a) la messa in liquidazione della società, b) ricostituzione del capitale sociale dell’impresa attraverso un versamento di risorse finanziarie da parte dei soci.

In caso di Patrimonio Netto positivo, si passa all’analisi del secondo indice di allerta, rappresentato dal DSCR previsionale a sei mesi, che valuta la capacità prospettica dell’azienda di sostenibilità dei debiti nei sei mesi successivi. Tale parametro è costituito dal rapporto tra i flussi di cassa della gestione reddituale operativa generati dall’azienda nei sei mesi successivi ed i debiti non operativi attesi da rimborsare nel corso dello stesso arco temporale.

Il CNDCEC ha individuato due tipologie di approccio per la determinazione di tale parametro. Secondo un primo approccio, gli elementi di tale rapporto (numeratore e denominatore) sono estrapolati attraverso la costruzione di un budget di tesoreria. In base al secondo approccio, per la determinazione del DSCR risulta indispensabile la costruzione di un rendiconto finanziario prospettico che metta in evidenza i flussi di cassa operativi generati dalla gestione caratteristica aziendale. Tale parametro, infatti, è costituito dal rapporto tra i flussi di cassa complessivi liberi al servizio del debito attesi nei sei mesi successivi ed i flussi necessari per rimborsare il debito non operativo che scade negli stessi sei mesi.

In particolare:

  • al numeratore, costituito dai flussi a servizio del debito, vanno inseriti:

a) i flussi di cassa operativi al servizio del debito dei sei mesi successivi, determinato sulla base dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa applicando il principio OIC 10 e deducendo da essi i flussi derivanti dal ciclo degli investimenti. A tal fine non concorrono al calcolo dei flussi operativi gli arretrati di cui alle lettere e) e f);

b) le disponibilità liquide iniziali;

c) le linee di credito disponibili che possono essere usate nell’orizzonte temporale di riferimento.

  • al denominatore, che corrisponde al debito non operativo da rimborsare nei successivi sei mesi, dovranno essere ricompresi:

d) pagamenti previsti del debito finanziario (quota capitale e quota interessi);

e) debito fiscale o contributivo, comprensivo di sanzioni ed interessi, non corrente e cioè debito il cui versamento non è stato effettuato alle scadenze di legge ed il cui pagamento scade nei successivi sei mesi;

f) debito nei confronti dei fornitori e degli altri creditori il cui ritardo di pagamento supera i limiti della fisiologia.

Se il valore del DSCR è superiore all’unità non è ravvisabile alcun stato di crisi dell’impresa, dal momento che i flussi di cassa operativi generati nei sei mesi successivi risultano superiori ai flussi sostenuti per il pagamento dei debiti non operativi nel corso dello stesso arco temporale. Nel caso, viceversa, di un indice inferiore all’unità, si è in presenza di una ragionevole presunzione di uno stato di crisi.

Nel caso in cui Il DSCR non sia disponibile o i calcoli effettuati per estrapolarlo non dovessero risultare affidabili, e sempre nel caso in cui lo stato di crisi non sia stato già riscontrato dalla presenza di un Patrimonio Netto negativo e/o di reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, il CNDCEC prevede l’analisi dei seguenti ulteriori indici di allerta:

  1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  2. Indice di adeguatezza patrimoniale
  3. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  4. Indice di liquidità
  5. Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Indice di sostenibilità degli oneri finanziari

Tale indice è costituito dal rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato.

Secondo il CNDCEC, in relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 1,5% e 3,8%. In caso di valori dell’indice maggiori o uguali al valore soglia si accende il segnale di allerta.

Indice di adeguatezza patrimoniale

Tale indice è costituito dal rapporto tra il Patrimonio Netto ed i debiti totali.

In relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 2,3% e 9,4%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di ritorno liquido dell’attivo

Tale indice è costituito dal rapporto tra il Cash-flow ed il totale attivo.

In considerazione dei settori economici, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 0,3% e 1,9%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di liquidità

Tale indice è costituito dal rapporto tra il totale delle attività ed il totale delle passività a breve termine.

Secondo il CNDCEC, a seconda delle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 69,8% e 108,0%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Tale indice è costituito dal rapporto tra il totale dell’indebitamento previdenziale e tributario ed il totale dell’attivo. In relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 2,9% e 14,6%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice maggiori o uguali al valore soglia.

Va rilevato come i cinque indici suesposti devono essere considerati tutti insieme e non separatamente. Affinché possa essere riscontrata una situazione di crisi, quindi, devono essere superati i target soglia previsti per ciascuno di tali indici. Qualora soltanto uno o alcuni di essi dovessero risultare fuori dalla soglia prevista, ci si può trovare di fronte ad una situazione di crisi parziale, che viene comunque a rappresentare per l’impresa un segnale di “pericolo” da non sottovalutare.

Con quale periodicità vanno monitorati gli indici di allerta?

Secondo quanto inizialmente previsto dal CNDCEC tali indici andrebbero monitorati con cadenza trimestrale. E’ chiaro, però, come la periodicità dei controlli da parte dell’amministratore dipende in larga misura dalle dimensioni dell’azienda, e quindi nella disponibilità di strumenti di lavoro e personale preposto a tale lavoro che la stessa impresa potrà avere a disposizione. In linea di massima, comunque, si ritiene che l’analisi degli indici di allerta venga effettuata almeno con cadenza trimestrale nel corso dell’esercizio.

 

Come tenerli sotto controllo?

Esistono tutta una serie di strumenti atti ad individuare tali indici ed il loro andamento. Consigliamo di utilizzare modelli di analisi flessibili, da poter costantemente adeguare alle strutture aziendali ed impiegare più di un modello di analisi, al fine di valutare diversi aspetti e verificare l’attendibilità dei dati attraverso l’utilizzo di più modelli di analisi.
Il nostro studio ha sviluppato ed utilizza, affiancandolo ad altri strumenti di lavoro, un modello di analisi degli indici di allerta flessibile e di semplice utilizzo, costruito su fogli di excel e facilmente adattabile alle caratteristiche dell’azienda oggetto di analisi. E’ possibile scaricare direttamente dal nostro sito il modello utilizzando il seguente link Modello di analisi degli indici di allerta.

 

 

Massimo Simone

Titolare e fondatore dello Studio, è iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano dal 1996. Specializzato in analisi finanziaria e valutazione d’azienda, ha collaborato per diversi anni con importanti società operanti nel settore dell’M&A e dal Novembre 1998 è titolare di uno Studio in Milano. Revisore Legale e membro della Commissione Finanza e Controllo di Gestione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Milano, è autore di numerose pubblicazioni e trattati in materia di finanza aziendale e di problematiche gestionali.

“Si riesce a fare vera consulenza solo quando si è in grado di soddisfare a pieno le reali richieste ed esigenze del cliente.
La soddisfazione del cliente e la sua totale gratificazione vengono a rappresentare saldi ed indissolubili punti di riferimento per lo Studio nell’ottica del perseguimento di una politica di qualità”.

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