Gli indici di allerta previsti dal Codice della Crisi. Come attrezzarsi?

Con l’introduzione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Decreto Legislativo n. 14 del 12 Gennaio 2019) è stata riformata in maniera radicale la legge fallimentare e sono stati introdotti nuovi strumenti volti alla prevenzione dello stato di crisi di un’impresa. La nuova normativa, infatti, ha previsto l’introduzione di nuove procedure e “sistemi di allerta” che impongono all’imprenditore di monitorare costantemente lo stato di salute dell’impresa ed arrivare ad una diagnosi precoce di un eventuale stato di crisi aziendale, al fine di mettere in atto per tempo le necessarie misure per non compromettere definitivamente la situazione.

In particolare, per monitorare lo stato di salute dell’impresa e diagnosticare precocemente eventuali situazioni di difficoltà, il nuovo Codice della crisi ha previsto l’utilizzo di determinati indici, individuati appositamente dal CNDCEC, che l’imprenditore e gli organi di controllo dovranno costantemente monitorare per controllare gli adeguati equilibri aziendali ed individuare eventuali situazioni di difficoltà in cui l’azienda stessa potrebbe venire a trovarsi.

Alla luce di tali modifiche, alcune delle quali sono già entrate in vigore dal 16 Marzo 2019 mentre altre saranno applicabili dal prossimo 15 Agosto 2020, risulta fondamentale, quindi, che ciascuna azienda e ciascun imprenditore si adoperino per mettere in atto tutta una serie di iniziative volte ad assolvere nel migliore dei modi gli obblighi imposti dalla nuova normativa.

Come devono attrezzarsi, dunque, le imprese per affrontare questi nuovi adempimenti?

In primo luogo, è innanzitutto fondamentale che l’azienda mantenga costantemente aggiornata la propria contabilità, dal momento che per la rilevazione degli indici di allerta è necessario avere a disposizione situazioni economico-patrimoniali aggiornate in tempo reale e complete (con ammortamenti, ratei e risconti, rimanenze di magazzino, tfr, etc.).

In secondo luogo, è opportuno dotarsi di strumenti gestionali (software, fogli di calcolo in excel) che non soltanto consentano di estrapolare gli indici da monitorare sulla base delle situazioni economico-patrimoniali storiche, ma che permettano di poter effettuare anche un’analisi a livello previsionale. In particolare, occorre dotarsi di modelli che consentano la costruzione di un business plan, sia a livello economico che patrimoniale, e siano in grado di evidenziare l’andamento della gestione aziendale nel breve periodo ed individuare quegli elementi utili per la costruzione di un rendiconto finanziario prospettico (margine operativo lodo, capitale circolante netto, investimenti, imposte, oneri finanziari, etc.). Come vedremo, infatti, un indice di allerta di estrema importanza (Dscr) prende in considerazione i flussi di cassa prospettici operativi dell’impresa generati in un arco temporale prospettico di sei mesi. E’ importante, quindi, per la stima di tali flussi, costruire un prospetto di rendiconto finanziario previsionale ed avere anche a disposizione un adeguato budget di tesoreria.

Alla luce di quanto detto, quindi, l’analisi che dovrà essere effettuata non si limiterà quindi solo al periodo storico, ma prenderà in considerazione anche l’andamento della gestione aziendale nel breve periodo.

Andiamo di seguito sinteticamente a descrivere quali sono gli indici di allerta individuati dal CNDCEC che gli amministratori devono costantemente monitorare per arrivare ad una precoce individuazione di un potenziale stato di crisi.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, in un documento pubblicato il 26 Ottobre 2019, ha individuato 7 indici di allerta che possono ragionevolmente identificare ed individuare uno stato di crisi d’impresa. Essi riguardano:

  1. Patrimonio Netto
  2. DSCR (Debt Service Coverage Ratio) previsionale a 6 mesi
  3. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  4. Indice di adeguatezza patrimoniale
  5. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  6. Indice di liquidità
  7. Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Va rilevato come i primi due indici sono validi per tutte le tipologie di attività, mentre gli altri cinque parametri variano da settore a settore.

L’analisi di tali indici deve essere effettuata secondo determinati criteri gerarchici. In particolare, il primo indice da prendere in considerazione riguarda il Patrimonio Netto. In presenza di un valore di Patrimonio Netto negativo è ragionevolmente ipotizzabile uno stato di crisi dell’impresa. In tali circostanze, le alternative per l’azienda possono essere: a) la messa in liquidazione della società, b) ricostituzione del capitale sociale dell’impresa attraverso un versamento di risorse finanziarie da parte dei soci.

In caso di Patrimonio Netto positivo, si passa all’analisi del secondo indice di allerta, rappresentato dal DSCR previsionale a sei mesi, che valuta la capacità prospettica dell’azienda di sostenibilità dei debiti nei sei mesi successivi. Tale parametro è costituito dal rapporto tra i flussi di cassa della gestione reddituale operativa generati dall’azienda nei sei mesi successivi ed i debiti non operativi attesi da rimborsare nel corso dello stesso arco temporale.

Il CNDCEC ha individuato due tipologie di approccio per la determinazione di tale parametro. Secondo un primo approccio, gli elementi di tale rapporto (numeratore e denominatore) sono estrapolati attraverso la costruzione di un budget di tesoreria. In base al secondo approccio, per la determinazione del DSCR risulta indispensabile la costruzione di un rendiconto finanziario prospettico che metta in evidenza i flussi di cassa operativi generati dalla gestione caratteristica aziendale. Tale parametro, infatti, è costituito dal rapporto tra i flussi di cassa complessivi liberi al servizio del debito attesi nei sei mesi successivi ed i flussi necessari per rimborsare il debito non operativo che scade negli stessi sei mesi.

In particolare:

  • al numeratore, costituito dai flussi a servizio del debito, vanno inseriti:

a) i flussi di cassa operativi al servizio del debito dei sei mesi successivi, determinato sulla base dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa applicando il principio OIC 10 e deducendo da essi i flussi derivanti dal ciclo degli investimenti. A tal fine non concorrono al calcolo dei flussi operativi gli arretrati di cui alle lettere e) e f);

b) le disponibilità liquide iniziali;

c) le linee di credito disponibili che possono essere usate nell’orizzonte temporale di riferimento.

  • al denominatore, che corrisponde al debito non operativo da rimborsare nei successivi sei mesi, dovranno essere ricompresi:

d) pagamenti previsti del debito finanziario (quota capitale e quota interessi);

e) debito fiscale o contributivo, comprensivo di sanzioni ed interessi, non corrente e cioè debito il cui versamento non è stato effettuato alle scadenze di legge ed il cui pagamento scade nei successivi sei mesi;

f) debito nei confronti dei fornitori e degli altri creditori il cui ritardo di pagamento supera i limiti della fisiologia.

Se il valore del DSCR è superiore all’unità non è ravvisabile alcun stato di crisi dell’impresa, dal momento che i flussi di cassa operativi generati nei sei mesi successivi risultano superiori ai flussi sostenuti per il pagamento dei debiti non operativi nel corso dello stesso arco temporale. Nel caso, viceversa, di un indice inferiore all’unità, si è in presenza di una ragionevole presunzione di uno stato di crisi.

Nel caso in cui Il DSCR non sia disponibile o i calcoli effettuati per estrapolarlo non dovessero risultare affidabili, e sempre nel caso in cui lo stato di crisi non sia stato già riscontrato dalla presenza di un Patrimonio Netto negativo e/o di reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, il CNDCEC prevede l’analisi dei seguenti ulteriori indici di allerta:

  1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  2. Indice di adeguatezza patrimoniale
  3. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  4. Indice di liquidità
  5. Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Indice di sostenibilità degli oneri finanziari

Tale indice è costituito dal rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato.

Secondo il CNDCEC, in relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 1,5% e 3,8%. In caso di valori dell’indice maggiori o uguali al valore soglia si accende il segnale di allerta.

Indice di adeguatezza patrimoniale

Tale indice è costituito dal rapporto tra il Patrimonio Netto ed i debiti totali.

In relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 2,3% e 9,4%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di ritorno liquido dell’attivo

Tale indice è costituito dal rapporto tra il Cash-flow ed il totale attivo.

In considerazione dei settori economici, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 0,3% e 1,9%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di liquidità

Tale indice è costituito dal rapporto tra il totale delle attività ed il totale delle passività a breve termine.

Secondo il CNDCEC, a seconda delle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 69,8% e 108,0%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice minori o uguali al valore soglia.

Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Tale indice è costituito dal rapporto tra il totale dell’indebitamento previdenziale e tributario ed il totale dell’attivo. In relazione alle diverse attività settoriali, il valore soglia di tale indice è ricompreso tra 2,9% e 14,6%. Si accende il segnale di allerta in caso di valori dell’indice maggiori o uguali al valore soglia.

Va rilevato come i cinque indici suesposti devono essere considerati tutti insieme e non separatamente. Affinché possa essere riscontrata una situazione di crisi, quindi, devono essere superati i target soglia previsti per ciascuno di tali indici. Qualora soltanto uno o alcuni di essi dovessero risultare fuori dalla soglia prevista, ci si può trovare di fronte ad una situazione di crisi parziale, che viene comunque a rappresentare per l’impresa un segnale di “pericolo” da non sottovalutare.

Ma con quale periodicità devono essere tenuti sotto controlli gli indici di allerta individuati dal CNDCEC?

Il Codice della crisi prevede che gli amministratori devono valutare costantemente la sussistenza dell’equilibrio economico-finanziario dell’impresa. Sarebbe opportuno, quindi, che anche mensilmente l’amministratore conduca tale tipologia di analisi. E’ anche vero, però, che la periodicità dei controlli dipende in gran parte dalle dimensioni dell’azienda, e quindi dalla disponibilità di strumenti di lavoro e di personale adeguato per un loro utilizzo. In linea di massima, quindi, si ritiene che l’analisi di tali indici sia effettuata con cadenza almeno trimestrale.

Per concludere, va detto come esistono sul mercato molteplici strumenti in grado di consentire l’estrapolazione di tali indici. Consigliamo di utilizzare strumenti di analisi non troppo standardizzati, ma quanto più possibile flessibili, ovvero adattabili alle particolari esigenze dell’azienda e soprattutto in grado di essere modificati in presenza di particolari situazioni di cui potrebbe diventare indispensabile tenerne conto.

Consigliamo, inoltre, di utilizzare almeno due modelli di analisi, al fine sia di avere una visione più ampia dell’andamento della gestione aziendale e dello stato di salute dell’impresa, anche attraverso l’impiego di altre tipologie di parametri utili in tale direzione, sia di verificare con maggiore precisione l’attendibilità dei risultati ottenuti.

Il nostro studio ha sviluppato ed utilizza, affiancandolo ad altri strumenti di lavoro, un modello di analisi degli indici di allerta flessibile e di semplice utilizzo, costruito su fogli di excel e facilmente adattabile alle caratteristiche dell’azienda oggetto di analisi. E’ possibile scaricare direttamente dal nostro sito il modello utilizzando il seguente link Modello di analisi degli indici di allerta.

 

 

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